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Quando si parla di RFIDRadio Frequency IDentification – ci si riferisce a una delle tecnologie più diffuse per il controllo degli accessi e la rilevazione presenze in azienda. Spesso nascosta all’interno di un badge dall’aspetto anonimo e simile a una carta di credito, questa tecnologia permette a milioni di lavoratori ogni giorno di timbrare l’ingresso o l’uscita con un semplice gesto.

📶 Come funziona un badge RFID

All’interno del badge si trovano due componenti fondamentali: un’antenna e un microchip. L’antenna riceve energia dal campo elettromagnetico generato dal lettore, alimentando per induzione il chip interno. Il chip risponde trasmettendo un codice identificativo univoco che viene letto dal sistema.

A differenza dei badge magnetici a strisciamento, l’RFID è contactless: niente attrito meccanico, quindi meno usura e maggiore durata sia per il lettore sia per la tessera stessa. Ma non è solo una questione di comodità: qui entra in gioco la sicurezza.

🔐 Sicurezza e crittografia: come vengono protetti i dati

I badge RFID possono contenere dati in chiaro – leggibili da qualsiasi lettore compatibile – oppure dati crittografati. È in questo secondo caso che entra in gioco la protezione reale da clonazioni e abusi.

La crittografia dei dati nel microchip può avvenire con algoritmi simmetrici o asimmetrici, e spesso include la chiave privata legata al numero seriale univoco del badge. In questi casi, anche se qualcuno riuscisse a leggere il contenuto della memoria, otterrebbe solo una sequenza incomprensibile di byte, impossibile da decodificare senza l’algoritmo e la chiave corretta.

Alcuni dei badge RFID più evoluti utilizzano lo standard ISO/IEC 14443 (tipico delle smartcard contactless) o lo ISO/IEC 15693, adatto a distanze di lettura più ampie. Le memorie interne spaziano da pochi byte fino a diverse centinaia, ma spesso è proprio l’unicità del codice – più che la quantità di dati – a rendere sicuro il sistema.

⚠️ Quando i badge non bastano: il caso Roma 2012

L’importanza di sistemi di rilevazione presenze affidabili è stata evidenziata in un caso clamoroso di cronaca. Nel gennaio 2012, un servizio de Le Iene mostrò come alcuni dipendenti comunali di Roma timbrassero il badge per poi andare al bar o svolgere attività personali, anche timbrare per colleghi assenti. L’episodio, documentato in video, portò a procedimenti disciplinari e a un’ondata di indignazione pubblica. (Fonte: Corriere della Sera – Roma, 26/01/2012)

Un episodio come questo dimostra quanto sia essenziale che un badge non possa essere semplicemente passato di mano, e quanto sia strategico dotarsi di sistemi RFID non solo robusti, ma anche criptati e non clonabili.

Oggi è possibile associare ogni badge a un’identità digitale sicura, grazie a meccanismi crittografici che legano codice, seriale e chiave di decodifica in un unico insieme. Se ben progettato, un sistema RFID moderno può diventare un firewall fisico tra l’onestà e l’abuso, tra la fiducia e il danno aziendale. E in certi contesti, anche tra la vita e la sicurezza.