Quando si parla di bollatrici per il rilevamento presenze, molte delle funzionalità avanzate vengono spesso date per scontate da chi lavora nel settore. Ma per un cliente, un responsabile HR o un IT manager alle prime armi con questi strumenti, anche un semplice dubbio operativo può diventare una barriera. È il caso, ad esempio, della configurazione dei lati di ingresso e uscita sulla bollatrice: qualcosa che sembrerebbe ovvio ma che in realtà non sempre è chiaro.
🟩🟥 Il terminale che abbiamo analizzato in questo test era configurato con l’entrata sulla destra e l’uscita sulla sinistra, una disposizione perfetta in uno scenario in cui il dispositivo è installato su una parete e il corridoio aziendale prevede due flussi distinti ai lati. Tuttavia, cosa succede se il terminale viene posizionato sulla parete opposta? Semplice: si inverte la logica di funzionamento.
Con pochi click, direttamente dal software gestionale, è possibile rimappare il comportamento dei lati attivi della bollatrice, scambiando le funzioni di entrata e uscita. In tempo reale, senza dover intervenire fisicamente sull’hardware.
Questa elasticità di configurazione è resa possibile grazie al software embedded della bollatrice, che riceve comandi via rete e li applica istantaneamente al layout operativo del dispositivo. Il display si aggiorna, le icone si invertono, e il sistema è pronto a ricevere le timbrature secondo il nuovo schema.
Parlando di bollatrici, vale la pena fare un salto nel passato per capire come si è evoluto il modo di interagire con questi dispositivi.
🔹 Fase 1 – Tasti meccanici (anni ‘80-’90):
Le prime generazioni di bollatrici erano dotate di tastiere a interruttore fisico, con tasti a corsa lunga e feedback tattile. Robusti, sì, ma soggetti a usura, polvere e guasti meccanici dopo cicli prolungati.
🔹 Fase 2 – Sensori ottici a infrarossi (primi anni 2000):
Il passaggio a tastiere touch con tecnologia ottica ha ridotto l’usura fisica. Raggi infrarossi disposti a griglia rilevavano l’interruzione causata dal dito. Affidabili ma sensibili alla luce ambientale.
🔹 Fase 3 – Touchscreen capacitivi (2010 in poi):
Con l’introduzione dei display capacitivi in vetro, simili a quelli degli smartphone, la bollatrice è diventata anche un pannello interattivo. Gli utenti ora possono selezionare causali, leggere notifiche e visualizzare conferme visive, il tutto con un’interfaccia pulita, resistente e reattiva.
Ogni bollatrice IBRIX è progettata per essere parte di un sistema distribuito. Riceve aggiornamenti di configurazione da remoto tramite rete LAN, e lavora in tempo reale con il server gestionale, garantendo zero ritardi nelle modifiche operative.
💡 Questo è possibile grazie a:
Microprocessori dedicati, ottimizzati per bassa latenza.
Connessione TCP/IP cablata o Wi-Fi, con protocolli criptati.
Display TFT capacitivo ad alta leggibilità e interfaccia multilingua.
Dal punto di vista della rete, i requisiti minimi includono:
Switch Ethernet Layer 2/3 con porte PoE per alimentazione e dati in un solo cavo.
Cavi Cat.6 o superiori, con lunghezza massima raccomandata di 90 metri (più 10 m di patch).
Access Point Wi-Fi dual band per ambienti non cablati, con attenzione ai disturbi EMI.
Le bollatrici IBRIX sono compatibili con RFID standard ISO/IEC 14443A (tipicamente MIFARE Classic, DESFire), con frequenza operativa a 13,56 MHz. I badge utilizzati possono contenere da 1kB a 4kB di memoria, sufficiente per codici identificativi, causali e diritti di accesso.
Essendo badge passivi, non necessitano di alimentazione interna e sono praticamente indistruttibili. Ogni lettura avviene in meno di 200 ms, con un’efficienza che rende impossibile l’inversione dei flussi di entrata/uscita… a meno che non sia volontariamente configurata come abbiamo visto.
In ambienti dove gli spazi cambiano o le installazioni non sono simmetriche, la possibilità di invertire l’orientamento logico di una bollatrice può sembrare un dettaglio, ma si rivela fondamentale per l’usabilità quotidiana. E quando il sistema consente di farlo in tempo reale, con due click, senza smontare nulla, allora diventa chiaro perché la tecnologia sia davvero a servizio dell’uomo.
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